Una persona lascia un pensiero. Un’altra lo incontra quando ne ha bisogno.
Un gesto semplice
Ancora Qui funziona così: qualcuno scrive un pensiero nato da ciò che ha vissuto, capito o attraversato. Quel pensiero resta qui, disponibile per chi arriverà dopo.
Non deve essere perfetto e non deve insegnare niente. Deve solo essere sincero.
Come funziona
I.Lascia un pensiero
Puoi raccontare qualcosa che hai vissuto, una cosa che hai capito o le parole che avresti voluto trovare in un momento preciso.
II.Leggi ciò che trovi
Chi entra nel sito incontra lettere e pensieri lasciati da altre persone, senza dover conoscere chi li ha scritti.
III.Tieni ciò che ti serve
Non tutto parlerà a tutti. A volte, però, una frase arriva nel momento giusto e ci fa sentire compresi.
Per sentirci insieme
Le esperienze sono personali, ma molte emozioni non appartengono a una persona sola. Leggere qualcuno che ha attraversato qualcosa di simile può cambiare il modo in cui viviamo un momento.
Ancora Qui non è nato da una risposta.
È nato da una domanda: dove vanno a finire tutte le cose che sentiamo e che non riusciamo a dire?
Ci sono parole che arrivano troppo tardi, messaggi scritti e cancellati, conversazioni immaginate cento volte e mai iniziate. Ci sono pensieri senza un destinatario preciso che continuano comunque a esistere dentro di noi e chiedono un posto. Per molto tempo ho pensato che quelle parole dovessero restare lì. Che crescere significasse imparare a contenerle, e che essere forti volesse dire non avere bisogno di dirle.
Così impariamo a presentarci al mondo già tradotti. Facciamo ordine prima di parlare, attenuiamo ciò che potrebbe mettere a disagio, raccontiamo le nostre vite soprattutto quando siamo già riusciti a capirle.
Ma quasi niente di ciò che conta davvero accade in quel modo.
La vita accade nel mezzo, quando ancora non sappiamo come chiamare ciò che stiamo provando, quando non abbiamo capito se qualcosa è finito oppure no, quando vorremmo restare e allo stesso tempo andare via.
È quello spazio che Ancora Qui prova a custodire.
Questo progetto vuole fare qualcosa di semplice: lasciare spazio a ciò che esiste prima di essere sistemato.
Alla mancanza, alla rabbia, alla gratitudine arrivata tardi, alla paura, alla vergogna, alle parole che non abbiamo avuto il coraggio di pronunciare.
Perché non tutto deve diventare una lezione, una rinascita o una storia di riscatto. Alcune esperienze restano confuse. Alcune ferite non ci rendono migliori. Alcuni addii rimangono ingiusti anche dopo molto tempo.
E dovrebbe esserci comunque un posto per raccontarli.
Ancora Qui nasce anche da questa convinzione: non dobbiamo essere già guariti per meritare di essere ascoltati.
“Sono ancora qui” non significa che sia andato tutto bene. Non significa avere vinto, avere capito o avere finalmente lasciato tutto alle spalle.
Significa soltanto: nonostante tutto questo, esisto ancora.
Restare, spesso, non è un gesto eroico. È alzarsi la mattina successiva. Rispondere a un messaggio. Tornare in un luogo che fa paura. Scrivere una frase e decidere di non cancellarla. E quella frase può arrivare a uno sconosciuto.
Qualcuno la scrive oggi. Un’altra persona la leggerà magari tra mesi, in una notte difficile, e si riconoscerà.
Non si conosceranno. Probabilmente non si incontreranno mai.
Eppure, per un momento, ciò che sembrava completamente privato smetterà di essere solitario.
Una persona avrà detto: questo esiste dentro di me.
Un’altra potrà pensare: allora non esiste soltanto dentro di me.
È questo, più di ogni altra cosa, il motivo per cui Ancora Qui esiste.
Ci sono vite che non si incontreranno mai e che condividono, senza saperlo, le stesse domande. Ancora Qui non pretende di rispondere.
Forse la sua funzione è semplicemente ricordarci che non siamo gli unici a fare quelle domande.
Nel momento in cui una storia viene affidata a questo spazio, può diventare uno specchio, una compagnia, a volte persino il linguaggio che mancava a qualcun altro.
E dietro esperienze diversissime appare lo stesso desiderio: essere riconosciuti, anche solo per un momento, senza dover dimostrare niente.
Non possiamo prometterci che tutto passerà.
Non possiamo prometterci che ogni ferita troverà un senso, che ogni persona tornerà, che ogni domanda avrà una risposta.
Possiamo però fare una cosa.
Lasciare una luce accesa.
Una frase per chi arriverà dopo.
Una testimonianza semplice che dica: qualcuno è passato da qui prima di te. Ha avuto paura, ha amato troppo, ha perso qualcosa, non ha saputo cosa fare e ha continuato comunque.
È rimasto.
Siamo rimasti.
Siamo ancora qui.
E se stai leggendo queste parole, in qualche modo, adesso ci sei anche tu.
Le persone dietro il progetto
Aiutaci a prenderci cura di questo mondo, passa il favore
Rosario Pullano
Gestione del progetto
Studi universitari scientifici, interessi trasversali nella poesia e nel giornalismo. Appassionato di illusionismo e praticante di pesistica olimpica. Vorace lettore della domenica.
Daniela Zendoli
Gestione del progetto
Si muove tra ingegneria e arti, coltivando da sempre un forte interesse per il teatro, la musica classica e la scrittura. Ha avuto esperienza come attrice teatrale e continua a cercare, in forme diverse, modi per osservare e raccontare ciò che la circonda.